
La scorsa settimana, a Roma, l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) ha presentato il nuovo Quaderno “Il diritto del lavoro e il ruolo della contrattazione collettiva per lo sviluppo sostenibile“.
Il documento evidenzia le implicazioni dell’introduzione dei principi fondamentali per la salvaguardia dell’ambiente e la tutela delle future generazioni (modifica degli articoli 9 e 41 della Costituzione italiana) sul mondo del lavoro, nonché il contribuito che la contrattazione collettiva può dare nel riorganizzare i modelli aziendali verso il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile, proponendo soluzioni concrete per rafforzarne l’impatto. Esistono in tal senso già alcuni esempi virtuosi e significativi:
– accordi aziendali sulla mobilità sostenibile, come quelli siglati da grandi imprese (come Enel e Hera), che incentivano l’utilizzo di mezzi di trasporto ecologici da parte delle lavoratrici e dei lavoratori o prediligono pratiche di smart working per ridurre gli spostamenti e le emissioni;
– premi aziendali legati a obiettivi ambientali, in cui parte della retribuzione variabile è connessa alla riduzione dei consumi energetici e alla gestione sostenibile delle risorse;
– coinvolgimento delle rappresentanze sindacali nelle strategie di sostenibilità aziendale, con ruoli attivi nella valutazione dell’impatto ambientale dei processi produttivi.
Secondo il quaderno ASviS, inoltre, per realizzare una transizione giusta, è fondamentale incentivare le imprese ad adottare pratiche più ecologiche e investire in formazione e sicurezza per garantire che nessun lavoratore venga lasciato indietro.
Infine, il documento avanza una serie di proposte concrete, tra cui la promozione di un nuovo Accordo Governo – Parti sociali sul modello del 1993 ispirato agli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030.